SOCIALE: ALCUNE PROPOSTE PER MIGLIORARE I SERVIZI

Il Candidato Sindaco Manuel Draghetti, insieme all’attivista Marco Columpsi, ha posto l’attenzione su alcune tematiche afferenti all’area del Sociale, molto ampia. 1) Il primo tema affrontato riguarda la coprogettazione, da rivisitare totalmente. È impensabile che il Comune di Crema abdichi al proprio ruolo di erogatore di servizi demandando tanti, troppi servizi a cooperative sociali nell’ambito della coprogettazione. Dall’assistenza alla persona, alla pulizia dei bagni pubblici (che costano 60.000 € di soldi pubblici all’anno, con risultati a dir poco “sotto le aspettative”), alla gestione del servizio del bike sharing: tanti di questi servizi dovrebbero essere erogati dal Comune stesso. Serve razionalizzare la coprogettazione, attuando una vera sinergia tra terzo settore e Comune, non quella che appare a tutti gli effetti una sostituzione. 2) Altro aspetto riguarda l’offerta comunale degli asili nido: due asili nido sono troppo pochi per la nostra città. Serve almeno un terzo asilo nido, dopo aver trovato un’alternativa alla sede, poco consona, di via Dante. 98 posti complessivi sono troppo pochi per una città di 35.000 abitanti. Serve una nuova sede, non spendendo 2 milioni di euro con ulteriore cemento in un parco pubblico solo per una sostituzione di sede, ma riqualificando uno dei tanti immobili pubblici o privati dismessi in città. Inoltre, occorre attuare una più ampia flessibilità oraria per andare incontro ai genitori lavoratori, ampliando l'offerta di diversificazione delle fasce orarie possibilmente usufruibili. 3) Comunità Sociale Cremasca e i Comuni del distretto Cremasco devono far fronte economicamente alle mancanze di fondi di Regione Lombardia per quanto riguarda la misura B2, ovvero le misure economiche in favore dei ragazzi con disabilità, non gravissima, ma comunque grave. Ogni anno, infatti, vi sono tantissime famiglie che risultano idonee a ricevere l’aiuto economico, ma non beneficiarie per mancanza di fondi. Tutto questo è inaccettabile e, nel mentre si attua una pressione nei confronti di Regione Lombardia per aumentare i fondi, CSC deve tamponare questa assurda situazione, con risorse proprie del territorio. 4) Serve poi una organizzazione sistematica per i Centri Estivi: una mappatura da completare entro aprile di ogni anno per capire le esigenze delle famiglie ed avere un quadro economico sulle esigenze necessarie per raggiungere il nobile e sacrosanto scopo di far pagare i centri estivi ai ragazzi con disabilità allo stesso prezzo dei ragazzi senza disabilità, con risorse distrettuali. 5) Dal punto di vista dei contratti degli Educatori assunti dalle cooperative accreditate presso CSC, serve un rispetto di quanto previsto dalla legge: livelli D2 di “Educatori Professionali, con titolo”, senza sottoinquadramenti. Al di là delle questioni sindacali, in essere, alla Politica interessa la qualità del servizio e il forte turnover nelle cooperative di queste figure, causato anche da un sottoinquadramento diffuso, genera un vulnus nella qualità del servizio stesso, a scapito dei ragazzi. 6) A questo proposito, è da superare l’idea sperimentale di CSC dell’educatore di plesso, che non permetterebbe facili sostituzioni degli educatori in caso di assenze e, soprattutto, renderebbe impossibile una continuità della figura educativa nei momenti di passaggio tra scuola elementare e scuola media e tra scuola media e superiore. Serve potenziare la possibilità di scelta da parte della famiglia affinché il progetto di vita di ciascun ragazzo sia presidiato al meglio. Per questo, accanto alla possibilità di accreditamento da parte di cooperative, dovrebbe essere aperta la possibilità anche a singoli professionisti a partita IVA di accreditarsi presso CSC, con il pieno rispetto delle linee dei patti di accreditamento. Per un buon funzionamento e coordinamento di tutti i professionisti accreditati, l’azienda consortile CSC dovrebbe quindi avere un coordinatore che armonizzi l’attività di ciascun professionista. Queste proposte del M5S Cremasco sono protese a far funzionare meglio i servizi rivolti alla collettività e, soprattutto, quelli rivolti ad una fascia della nostra popolazione con fragilità e disabilità.

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