PIANO ENERGETICO PROVINCIALE: INTERVENTO DEL PORTAVOCE MANUEL DRAGHETTI

Grazie Presidente. “La torta è stata mangiata. Ripeto: la torta è stata mangiata.”

Non dal territorio Cremasco però. Non è possibile che Cremona, città capoluogo di provincia, prosegua senza un coinvolgimento di tutto il territorio provinciale, nell’elaborazione di un piano che avrà impatti forti per i prossimi decenni, anche sul nostro territorio e sulla nostra città.

Il Cremasco va a ruota, fissando incontri per pura formalità, una volta che tutto, o quasi, è già deciso.

Siamo deboli, senza una guida autorevole, ma solo a tratti autoritaria, con un autoritarismo di quelli fastidiosi e poco aggreganti.

La debolezza e lentezza del nostro territorio deriva anche, ma non solo, da quella disastrosa partnership, a breve fusione, tra LGH e A2A, che altro non è che una svendita totale in piena regola. Ci si domanda se chi l’ha avallata ne sia stato complice oppure non abbia capito cosa stesse avvenendo. Entrambe le cose sono gravissime, denotando complicità o incompetenza.

Il mix micidiale tra incapacità di aggregazione politica principalmente attribuibile a lei, signor Sindaco, e operazioni scellerate come quella che ho citato poco fa, rendono il nostro territorio sempre più ininfluente, facendo decidere ad altri quello che può o non può capitare sul nostro territorio. Oggi decide solo Cremona per tutti, domani deciderà solo Milano per tutti, Cremona compresa. I comuni soci di LGH non avranno più alcuna voce in capitolo su tante questioni importanti.

Tra i soci di minoranza di LGH, Crema ormai non conta più nulla, e si immagini quando avverrà la completa fusione tra LGH e A2A!

Nessuno tra di voi si è opposto allo svuotamento di LGH attraverso nomine Milano-centriche di gente proveniente esclusivamente da A2A. Chi parlava di partnership si è accorto che persone di nomina A2A stanno svuotando LGH dall’interno? Vi state accorgendo che verranno sempre più calate dall’alto decisioni enormemente impattanti per il nostro territorio? A chi ci stiamo affidando? Chi decide per noi? Cosa avverrà in futuro? Chi sono gli “altri attori interessati” al territorio Cremasco che il Dott. Martinazzoli ha citato in Commissione? E che controllo potremo avere su questi “attori interessati”? ZERO! Stiamo, anzi state, svendendo il nostro territorio a decisori che non lo conoscono e figuriamoci se lo considereranno.


Il Sindaco in Commissione ha dichiarato che “il tema ambientale necessita di uno sguardo più ampio del perimetro comunale”. Davvero? Se n’è accorta ora? Sa che le conseguenze attuali, contrarie alla sua affermazione, sono frutto delle scelte politiche che lei, insieme a tutte le persone di cui si è circondata, gran brave a dire sempre e solo “SI”, ha compiuto in tanti anni di governo della città?

Ancora, al Cremasco, di cui lei è, anzi dovrebbe, essere guida, manca una visione prospettica e un’autonomia decisionale in un settore strategico dal punto di vista economico, occupazionale e soprattutto ambientale come quello energetico. Questa tendenza sarà sempre più forte e, purtroppo, vera. Quello di oggi col piano energetico provinciale è solo un piccolo assaggio, che si replicherà ancora su più larga scala fra poco tempo.

Durante l’ultima discussione sul Bilancio preventivo lei, Sindaco, rispondendo alle mie critiche sulla totale assenza di visione strategica per la politica dell’intero territorio, ha affermato che nel DUP in più passaggi erano presenti riferimento alla "vocazione capo-comprensoriale della nostra città".

Non credo sia sufficiente riempire fogli di parole od espressioni come “unità del territorio”, ma dovrebbero essere le azioni a contare.

Mancano progetti sfidanti e la capacità di compattare attorno a questi il Cremasco, territorio sempre più marginale nelle politiche regionali e ormai sempre più succube e subalterno a Cremona: il piano energetico ne è un esempio lampante.

La debolezza del Sindaco di Crema, dimostrata ai tavoli provinciali, dimostra una sua sudditanza al capoluogo, spiegabile solo con il rispetto di equilibri di partito, a danno del Cremasco. Ci si chiede se condivide la scelta di Cremona di andare in solitaria giusto per difendere il suo compagno di partito Galimberti che, con l’inceneritore, sta disattendendo le promesse di due campagne elettorali…

Se la politica a livello provinciale del Sindaco è disastrosa, quella a livello comunale si riassume nei suoi silenzi. Purtroppo, le modalità di gestione delle partecipate, la svendita del patrimonio pubblico e la mancanza di progetti ad ampio respiro dimostrano come il Cremasco sia senza una guida solida, a discapito della competitività del nostro territorio. Si sta trasformando Crema in una città senza attrattività e sempre più all'ombra del capoluogo di Provincia, oggi. Del capoluogo di Regione, domani.


Entrando nel merito del Piano Energetico, ci si chiede qual è il fabbisogno energetico provinciale e come si inserisce nel fabbisogno regionale.

Stiamo coprendo il nostro fabbisogno o sfruttando il territorio per vendere energia "fuori", con ritorno alle multiutility, deturpando ancora di più la nostra aria, i nostri terreni e le nostre falde, sulle spalle della collettività? Parlare di impatto cumulativo, quando si fanno piani energetici a scatti e separati, oppure di bio- un po’ “a casaccio”, fa male, soprattutto alla propria onestà intellettuale. La logica non può essere solo quella industriale, ma deve essere soprattutto quella della sostenibilità e dell’economia circolare, quella vera. E questo non si può fare senza studi epidemiologici e senza un piano unico che comprenda l’intera provincia.


Come si concilia il piano industriale, con gli obiettivi ambientali e sanitari? Su quali dati sanitari ci si sta basando? Su quali studi epidemiologici? Quando si parla di ambiente e sanità, è previsto il coinvolgimento dell’ATS? Oppure, quando si parla di bioenergie si stanno facendo scelte che poi ci vincolano, come è ora a Cremona il connubio inscindibile tra teleriscaldamento e inceneritore? Quando si parla ad esempi di cascami termici (legati alle aziende del territorio provinciale), significa sfruttare un’opportunità, senz’altro da sfruttare, oppure ci si vincola per il futuro ad una produzione industriale di un certo tipo, rimanendone legati indissolubilmente? Discorso analogo per le bioenergie: si sfrutta ciò che abbiamo localmente sul nostro territorio oppure ci si lega al rifiuto e agli scarti, non potendo più avere una exit strategy laddove si volesse, in un futuro, cambiare approvvigionamento energetico, dipendendo così da dei privati dal punto di vista energetico?

Come può l’AD di A2A Renato Mazzoncini, riferendosi alla nostra Provincia, dire che “Cremona è la punta di diamante per le biomasse”? Chi decide le politiche energetiche del nostro territorio? La politica e i rappresentanti eletti dei cittadini o altri?


Lei, Signor Sindaco, ha parlato di modello di Cremona replicabile anche in altre zone della provincia come il Cremasco. Tuttavia, come si conciliano le emissioni in tutta la provincia con lo stato di salute della popolazione? Non esistono studi epidemiologici in nessuna parte del nostro territorio. Gli studi epidemiologici sono gli unici strumenti scientifici per capire la correlazione tra salute e ambiente, tra salute e presenza di determinate attività sul territorio. A Cremona non lo hanno ancora completato mentre a Crema nemmeno è stato avviato, nonostante una mozione del M5S approvata all’unanimità che vi impegnava in questo senso. Benissimo che l’Assessore Gramignoli segua costantemente la pagina Facebook di “Crema e i suoi problemi”, ma dovrebbe dedicarsi maggiormente alle partite ambientali serie ed importanti, concretizzando l’avvio di uno studio epidemiologico completo per valutare l’impatto di ogni azione sul nostro territorio, compreso il piano energetico, che prevede allargamenti di impianti già esistenti o la creazione di nuovi.


La premessa per ogni programmazione energetica è la redazione di strumenti scientifici ed inconfutabili, come gli studi epidemiologici. Questa è tutta la parte mancante, sia per Cremona che per Crema. Un piano energetico da stendere senza questi studi andrebbe bene su un territorio vergine, ma non è possibile procedere così, alla cieca, in un territorio già caratterizzato da impianti e, purtroppo, con una forte compromissione ambientale.


Ancora, l’Ingegner Sanna non può parlare di impatto cumulativo e saldo negativo delle emissioni, se addirittura, da quel che si apprende, vi saranno più e diversi piani energetici. Saldo negativo su quale area? Se non si crea un piano d’insieme, ma ognuno va per conto suo, è verosimile che in alcune aree il saldo di emissioni di determinati inquinanti possa addirittura aumentare. Cremona decide un’azione senza sapere cosa farà Crema e, entrambi, agiscono senza avere in mano studi epidemiologici che possano indicare dove è necessario diminuire quali inquinanti.

Magari, ipotizzo, al posto di un unico impianto che emetto 100, ne creo 9 che emettono 10. Così il saldo è negativo (100 vs 90), ma magari uno di questi impianti va in una zona già fortemente compromessa, con patologie elevate a causa di determinati inquinanti e vado ad aumentare il saldo di emissioni a livello locale. E tutto questo lo si fa senza avere idea della situazione di correlazione salute – ambiente nel nostro territorio.

Gli studi epidemiologici sono quelli che guidano la pianificazione sanitaria e che possono fornire elementi per fare un vero piano energetico sulla base delle evidenze e dei fabbisogni. Qual è la consapevolezza degli Amministratori da questo punto di vista? Come può un Sindaco di Comuni di poche migliaia di abitanti avere gli strumenti tecnici e politici per portare avanti un discorso del genere, con una Provincia che ormai non ha alcun ruolo politico per come è strutturata, ma più che altro tecnico? Gli attori di questo processo devono essere i Sindaci delle tre città rappresentative della nostra Provincia, con un coinvolgimento ampio per pianificare, una volta ottenuti gli studi epidemiologici per le tre aree (Cremasco, Cremonese, Casalasco) il futuro energetico della nostra Provincia, sulla base di fabbisogni e necessità, anche e soprattutto in termini ambientali e di emissioni. Purtroppo, la Regione non si prende in carico nessun onere programmatorio e quindi sono i territori che, uniti e agendo per step, devono attivarsi in questo senso. Non come è stato fatto e non come state facendo.

Durante un consiglio Comunale della scorsa consiliatura, i miei colleghi Alessandro Boldi e Christian Di Feo le avevano consegnato una torta, come simbolo di quella spartizione, a danno di LGH e a favore di A2A, con una sorta di commissariamento di multiutility a cui avete regalato la gestione di un patrimonio di servizi pubblici. Lustri di governo di PD soprattutto, ma anche Forza Italia e Lega hanno, di fatto, svenduto i territori. Vorremmo ancora consegnarvi una torta, ma ormai non c’è più nulla da consegnare: quella torta non c’è più, perché completamente divorata e svenduta ad altri, senza che i “competenti” della maggioranza se ne accorgessero. Gliene consegno una foto ricordo, insieme ad un vassoio vuoto. Peccato che noi cittadini Cremaschi non abbiamo assaggiato nulla di quella torta e rimangono solo briciole. Fra un po’, purtroppo, nemmeno quelle.

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